Registrato: Nov 13, 2003 Messaggi: 5439 Località: Napoli
Inviato: Ven 22 Lug, 2005 6:19 pm Oggetto:
Devo ringraziare il satellite se nei giorni passati ho potuto vedere su TVE (televisione spagnola) un servizio su un nostro connazionale che si è particolarmente distinto a Mallorca durante la guerra civile spagnola.
Ho fatto una ricerca su Internet su questo individuo che definire un gran pezzo di m...... è veramente poco.
Mi ripropongo di sistemare per bene gli appunti (copia-incolla raccolti).
Arconovaldo Bonaccorsi
Bolognese, alpino nella prima guerra mondiale, aderì al fascismo fin dal primo momento ed era uno squadrista ben noto in Emilia per la sua spregiudicatezza e per i modi violenti. Divenuto Console della Milizia Volontaria fascista, fu ritenuto da Mussolini l'uomo adatto per conquistare le Baleari, possibili basi aeree e navali italiani vitali nel quadro di un'ipotetica guerra con la Francia. Giunse a Palma di Maiorca il 26 agosto del '36 col nome del conte Aldo Rossi, per cui gli isolani lo ribattezzarono Conde Rossi. In poche settimane riuscì arruolare 2500 volontari, riorganizzando la Falange e inquadrando gli uomini più coraggiosi e violenti col nome di Los Dragones de la Muerte. Con audaci azioni di guerra, coadiuvato dall'aviazione fascista, riconquistò in breve tempo l'isola, allestendo fortificazioni, istruendo volontari e perseguitando ferocemente tutti i sospetti repubblicani. Successivamente puntò su Ibiza: travestito da miliziano comunista, raggiunse l'isola con pochi compagni e qui raccolse preziose informazioni. Il 20 settembre, imbarcato con 500 falangisti su un piroscafo requisito e camuffato, occupò anche Ibiza vincendo facilmente la resistenza dei repubblicani. Il suo comportamento autoritario, la sua pretesa di atteggiarsi a governatore delle Baleari, la feroce repressione attuata nei confronti degli oppositori, spesso fucilati senza neppure subire un processo, lo fecero diventare un personaggio scomodo per il governo italiano. Agli inizi del '37 Mussolini lo richiamò in Italia. Tornò in Spagna con le truppe volontarie. Venti anni dopo, a Madrid, fu ricevuto e ringraziato dal Generalissimo Franco.
Informazioni tratte da "Il viaggio della memoria - Testimonianze, storia e letteratura della guerra di Spagna 1936-1939", Milano, 1999, di Pietro Ramella. Ibio Paolucci e Franco Giannantoni.
1938
7 gennaio
I repubblicani conquistano Teruel dopo sanguinosi combattimenti casa per casa. E' la prima capitale di provincia occupata dai nazionalisti dell'Alzamiento che viene ripresa.
"Ai miei compagni delle battaglia di Teruel" André Malraux dedicherà "L'Espoir".
28 gennaio
Violento bombardamento aereo di Barcellona da parte di aerei fascisti decollati da Maiorca. Ciano annoterà sui suoi diari: "Non ho mai letto un documento così realisticamente terrorizzante: eppure erano soltanto 9 S.79 e tutto il raid è durato un minuto e mezzo. Palazzi polverizzati, traffico interrotto, panico che diventa follia: 500 morti e 1.500 feriti".
30 gennaio
Franco forma il suo primo governo.
10 febbraio
George Bernanos scrive: "Ho trovato il titolo... Les grandes cimitières sous la lune... Mi piace questa immagine di pace e di riconciliazione funebre...".
Il libro sarà ultimato a Tolone nell'aprile del '38 e costituirà un'impressionante denuncia delle stragi compiute a Maiorca dai falangisti agli ordini del generale della MVSN Arconovaldo Bonaccorsi e benedette dal vescovo di Palma Miralles Sbert: "Ho visto laggiù, a Maiorca, passare sulla Rambla autocarri carichi di uomini. Rotolavano con un rombo di tuono, sfiorando terrazze multicolori, lavate di fresco, roride, con il loro gaio mormorio di festa paesana. Gli autocarri erano grigi per la polvere delle strade, grigi anche gli uomini seduti in fila per quattro, con i berretti grigi di traverso, le mani allungate sui calzoni di rigatino molto modestamente... Li arraffavano ogni sera nei villaggi sperduti, nell'ora in cui tornavano dai campi; e così partivano per l'ultimo viaggio, con la camicia incollata alle spalle per il sudore e le braccia ancora appesantite dal lavoro della giornata, lasciando la zuppa pronta sulla tavola e una donna che arriva troppo tardi alla soglia del giardino, tutta trafelata con il fagottino di panni stretto nel tovagliolo nuovo: A Dios! Recuerdos! ... A dicembre i fossati intorno ai cimiteri ebbero la loro messe di malpensanti. Una volta che fu quasi finita l'epurazione sommaria (in città e villaggi) bisognò occuparsi delle prigioni. Erano piene, ci pensate! Pieni anche i campi di concentramento. E piene allo stesso modo le chiatte in disarmo...
Allora cominciò la seconda fase, quella dell'epurazione delle prigioni. Infatti un gran numero di questi sospetti, uomini e donne, sfuggiva alla legge marziale, in mancanza del più insignificante reato suscettibile di condanna da parte di un consiglio di guerra. Si cominciò allora a rilasciarli a gruppi, secondo il loro luogo d'origine. A metà strada si vuotava il carico nel fossato. Quanti morti? Cinquanta? Cento? Cinquecento? La cifra che vi darò è stata fornita da uno dei capi della repressione palmisana. La valutazione popolare è ben diversa. Non importa: al principio del marzo 1937, dopo sette mesi di guerra civile, si contavano tremila di questi assassinii...." (I grandi cimiteri sotto la luna, p. 112, Net, 2004)
rapporto di Arconovaldo Bonaccorsi sulla situazione in AOI;
nella primavera del 1941 è in Africa e scrive un rapporto che pubblica in Asmara contro il General Teruzzi de Addis Ababa
contro Console Generale della Milizia Arconovaldo Bonaccorsi: 41 il est capturé par les Britanniques en Afrique.
Ulteriore prova di opposizione popolare al regime deve essere trovata nella lettera aperta a Mussolini accennato in articolo della settimana scorsa. Pubblicato dopo l'occupazione britannica di Asmara, il relativo autore è andato per quanto sostenere che era revulsion contro la corruzione fascist e "il crollo conseguente del morale, che ha permesso che l'inglese occupasse l'impero".Due mesi più successivamente, in maggio, un osservatore fascist, Arconovaldo Bonaccorsi, aveva scritto in un rapporto segreto:
Una condizione del rebellion latente "
"durante l'impero ci è una condizione del rebellion latente che avrà relativo denouement finale e tragico quando la guerra scoppia con i nostri nemici. Se ad un punto qualunque qualunque del nostro impero una separazione dell'inglese o dei francesi doveva fornire con la bandiera unfurled avrebbero bisogno loro di poche o nessune truppe per troverebbero la massa ampia della popolazione abyssinian si unirebbero a quella bandierina al combattimento ed espellerebbero le nostre forze. Nel caso di una tal emergenza ci troveremmo incapaci sostenere il nemico dato la condizione del unpreparedness e della mancanza di apparecchiatura delle nostre forze."
1992 - `La fine dell'Etiopia Italiana nel libello di Arconovaldo Bonaccorsi', Studi Piacentini 11, 65-82.
- `Sylvia [Pankhurst] and New Times and Ethiopia News', in I. Bullock and R. Pankhurst, eds., Sylvia Pankhurst: from Artist to Anti-Fascist, London, 149-91
E infine Bruno Gatta, in Mussolini, riporta una intervista rilasciata in quei giorni da Dino Grandi in cui il gerarca testimonia: "Intanto dall’automobile che seguiva quella presidenziale l’on. Balbo, l’on. Ricci e il Seniore Bonaccorsi si precipitano sull’aggressore che immediatamente scompare, stretto e afferrato da mille braccia in un tumulto è in un urlo terribile". L’intervista pecca di retorica, ma è importante perché Grandi indica come primi immediatamente intervenuti i tre capisquadristi, tutti in fama di mano pronta, specie l’Arconovaldo Bonaccorsi, seniore (poi generale) della Milizia.
3 ottobre 1949 A Roma, si apre il processo per diffamazione intentato da Arconovaldo Bonaccorsi a carico di Aldo Garosci, direttore di "Italia socheapta" che, in un articolo intitolato "Un’offesa al diritto e all’umanità" aveva definito il querelante "famigerato manganellatore, proveniente dal più tipico squadrismo romagnolo" accusandolo inoltre di aver partecipato all’aggressione del deputato Alfredo Misuri nel maggio 1923. Garosci sarà assolto, per aver riportato notizie già pubblicate cui il Bonaccorsi non aveva a suo tempo reagito. _________________ Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte!
F.GUCCINI
"Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli,
figli della Spagna immortale,
e nei giorni più duri della nostra guerra,
quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata,
foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali,
che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo,
il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio".
Dolores Ibarruri
Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali (1939)
I volontari delle brigate Internazionali, provenienti da 52 paesi dei cinque continenti, furono circa 40.000 (4.000 gli italiani) e la metà morì in combattimento, fu dispersa o ferita. Altri 5.000 uomini combatterono in unità dell'esercito repubblicano e almeno altri 20.000 lavorarono nei servizi sanitari o ausiliari.
Registrato: Nov 13, 2003 Messaggi: 5439 Località: Napoli
Inviato: Ven 22 Giu, 2007 1:17 pm Oggetto:
"Himno de Riego"
Words by: Evaristo de San Miguel
Music by: Francisco Guerta
In use: 1931-1939
Used by the Republicans in the Spanish Civil War of 1931-1939, "Himno de Riego", written during the 19th century, had been a popular patriotic song since it was written, including at the outbreak of the war. The anthem was named after Rafael de Riego, a general during the first Spanish Civil War (1820-1823). The anthem was also used briefly at the conclusion of that war (from April 7, 1822 to 1823 on the restoration of the monarchy.)
The anthem was subsequently banned by Franco, who led the campaign against the republican forces in the civil war and who led the country following their defeat.
Serenos y alegres
valientes y osados
cantemos soldados
el himno a la lid.
De nuestros acentos
el orbe se admire
y en nosotros mire
los hijos del Cid.
CHORUS:
Soldados la patria
nos llama a la lid,
juremos por ella
vencer o morir.
El mundo vio nunca
más noble osadia,
ni vió nunca un día
más grande el valor,
que aquel que, inflamados,
nos vimos del fuego
excitar a Riego
de Patria el amor.
CHORUS
La trompa guerrera
sus ecos da al viento,
horror al sediento,
ya ruge el cañon
a Marte, sañudo,
la audacia provoca
y el ingenio invoca
de nuestra nación.
Registrato: Nov 13, 2003 Messaggi: 5439 Località: Napoli
Inviato: Gio 03 Set, 2009 6:08 pm Oggetto:
Edizioni La Città del Sole
La Repubblica dell’1 settembre riferisce che a Danzica, durante le celebrazioni per il settantesimo anniversario dell’aggressione nazista alla Polonia e dell’inizio della seconda guerra mondiale, Vladimir Putin ha dichiarato: "Ogni patto concluso con Hitler allora fu immorale". Il ;premier russo non ha fatto riferimento al vergognoso patto di Monaco né ai tanti accordi delle potenze e di imprese occidentali che avevano prima permesso la ricostruzione del potenziale bellico tedesco e che, l’avevano sostenuto poi anche durante lo svolgimento stesso della guerra. Putin ha rifiutato “però ogni tentativo di definire il Patto Molotov-Ribbentrop … come unica causa della guerra”.
Per anni la propaganda occidentale prima e il revisionismo storico poi hanno demonizzato il patto di non aggressione che l’Unione Sovietica si decise a firmare con la Germania per ritardare il più possibile la prevista invasione nazista dell’URSS. Politici, giornalisti e storici hanno sempre sottaciuto che a questa decisione l’Unione Sovietica fu costretta dopo aver visto fallire tutti i suoi tentativi di sottoscrivere con Francia e Gran Bretagna un trattato di alleanza antitedesca: in realtà le potenze occidentali speravano che la furia hitleriana si dirigesse a oriente e spazzasse via l’odiato e temuto nemico bolscevico.
Un uso rigoroso delle fonti basato sulla ricerca comparata e puntuale dei documenti tratti dagli archivi delle diplomazie francese, britannica e sovietica fa giustizia ora di affermazioni arbitrarie e giudizi temerari della propaganda e della storiografia revisionista. Questo lavoro è opera di Michael Jabara Carley, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Montréal.
Nella minuziosa ricostruzione storica delle modalità e delle cause che portarono al fallimento dei tentativi di accordo tra URSS e anglo-francesi e alla decisione sovietica di siglare il patto di non aggressione con la Germania nazista, l’autore ricorre alla analisi comparata e contestuale delle fonti britanniche, francesi e russe, utilizzando anche i materiali resi copiosamente – ma ancora disordinatamente e discrezionalmente – disponibili dall’apertura e desecretazione degli archivi sovietici dopo la fine dell’URSS.
L’accesso a questo nuovo materiale sovietico d’archivio offre alcune conferme circa le valutazioni e il comportamento dei dirigenti dell’Unione Sovietica.
Ciò che rende particolarmente interessante il lavoro di Carley è l’analisi contestuale di tutte le fonti. È illuminante la lettura di quelle franco-inglesi, da cui emerge l’orientamento antisovietico e la sostanziale diffidenza occidentale nei confronti dell’URSS, che a sua volta ricambiava pienamente questa diffidenza. L’illusione della diplomazia britannica di trovare ancora un appeasement con Hitler scongiurando la guerra, e la scelta deliberata di non favorire l’affermazione di un ruolo nuovo e importante che l’URSS avrebbe inevitabilmente assunto nel continente europeo, divenendo un perno essenziale dell’alleanza antitedesca (come di fatto avvenne con la partecipazione dell’URSS nel giugno 1941 all’alleanza antifascista), spingono la direzione sovietica a siglare il patto Ribentropp-Molotov.
È un lavoro meticoloso, di uno storico specheapta delle relazioni internazionali tra Occidente e URSS nel periodo 1917-1945, supportato da un ampio apparato di note e da una vasta bibliografia, scritto, tra l’altro, in uno stile che, senza nulla togliere al rigore scientifico, riesce a “catturare” il lettore come fosse un racconto.
Dopo la prima edizione inglese uscita a Chicago, ne è stata pubblicata una seconda a Londra. Sono poi seguite l’edizione francese e quella in russo.
L’edizione italiana è arricchita da una presentazione dell’autore che tiene conto di pubblicazioni successive e dibattiti tra storici sull’argomento.
Michael Jabara Carley, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Montréal, è uno specheapta delle relazioni internazionali nel XX Secolo e della storia della Russia e dell'Unione sovietica. Ha lavorato e lavora sulle relazioni dell'Unione Sovietica con l'Europa Occidentale e gli Stati Uniti tra il 1917 ed il 1945, su cui ha scritto diversi libri e articoli, pubblicati in Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia. Notevole anche la sua produzione sull’intervento straniero contro i bolscevichi dopo l’Ottobre.
Edizioni La Città del Sole
Collana La foresta e gli alberi n. 18
Michael Jabara Carley
1939
L’alleanza che non si fece e l’origine della Seconda Guerra Mondiale
ISBN 978-88-8292-370-9 cm. 13,5 x 21 360 pagine 24,00 euro
Vedi anche
Jacques R. Pauwels
PROFIT ÜBER ALLES! Le corporations americane e Hitler
Collana Univesale di Base n. 18
ISBN 978-88-8292-409-6 cm. 11x17 96 pagine 6,00 euro
Nel momento in cui i “liberatori” di ieri “esportano” oggi “la democrazia” in mezzo mondo, questa lettura può essere preziosa per comprendere le relazioni – di ieri e di oggi – tra guerra e profitto: l’alta finanza e le grandi corporations degli Stati Uniti (Standard Oil, General Motors, Ford, IBM, Coca Cola, Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Goodrich, Singer, Kodak, ITT, J. P. Morgan, etc. etc.) finanziarono l’ascesa al potere del nazionalsocheapmo, l’aiutarono a riarmarsi e a preparare la guerra, lo sostennero nelle sue aggressioni e continuarono a lavorare per lo sforzo bellico tedesco anche quando il proprio paese scese in guerra contro la Germania.
Business are business: e la guerra è certamente l’affare più remunerativo che si possa immaginare, ieri come oggi.
L’alta finanza statunitense è stata sempre maestra in quest’“arte” di mettere il profitto uber alles.
Nel 1941 l’allora Vice Presidente Harry Truman dichiarava: “Se la Germania vince, dobbiamo aiutare la Russia, e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania, affinché possiamo ottenere il massimo vantaggio da entrambe”?
È possibile seguire un filo nero che congiunge le motivazione dei “liberatori” della seconda guerra mondiale con gli “esportatori di democrazia” dei giorni nostri.
È un caso che il nonno di Gorge W. Bush fosse uno dei finanziatori di Hitler? Oppure per il nipote il profitto è, come per suo nonno, sempre e comunque uber alles?
I volumi delle
Edizioni La Città del Sole
possono essere acquistati in tutte le librerie (PDE Promozione e Distribuzione) o direttamente scrivendo a
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